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Il presepe vivente
Tursi – Si è svolta nei vicoli della Rabatana la nona edizione del Presepe vivente, organizzato dalla Pro–Loco, durato due giorni: domenica 28 e lunedì 29, dalle cinque della sera alle dieci di notte. Almeno cento i figuranti. C’erano varie location: l’area dell’Annunciazione con tanto di angelo biondo, le donne che lavavano i panni, i pastori con il fuoco acceso e le pecorelle. Risalendo le frecce indicavano una osteria; la casa di Erode con le ragazze della scuola di ballo Lady Deborah, i soldati, la moglie ed i figli. Sempre da quelle parti c’era l’addetto al censimento, la bottega del legnaiuolo, del fabbro, del fornaio, delle ricamatrici con bambino, il venditore di arance, una famiglia al completo che preparava la pasta di casa, il calzolaio, un altro falegname e “la Casa delle Crespelle“. Infine le frecce indicavano la capanna con san Giuseppe, la Madonna, il bambino (Giuseppe Cafaro di quattro mesi che per cinque ore se n’è stato buo era napoletano), l’asinello ed il piccolo bue. Un viaggio tra le tradizioni di un grande territorio, che annoverava otto paesi: Arberobello, Risceglie, Crispiano, Ostuni, Rignano Garganico, Rionero, Tricase e Tursi. Sono i presepi viventi più longevi di Puglia e Basilicata, come si evidenziava dalla brochure di colore rosso. Un lavoro che, come ha dichiarato il responsabile Franco Ottomano, è iniziato tre mesi fa, con la sarta Mimma Latorraca che ha confezionato i costumi, adattandoli ad ogni figurante. Tra i partecipanti: intere famiglie, gruppi di gemelli e veterani di altre rappresentazioni. Una famiglia di figuranti è venuta da Policoro per partecipare all’evento. Tra i collaboratori, alcuni studenti universitari che hanno allestito le scenografie. Nella seconda serata, il vescovo della diocesi Tursi – Lagonegro Francesco Nolé, ha prima celebrato la messa nella chiesa in Rabatana, poi è uscito a visitare il presepe. Tra i visitatori anche mons. Francesco Cuccarese, arcivescovo emerito di Pescara. Molti sono venuti dalla vicina Policoro, come gli scout ed un gruppo di archeologi. C’erano anche un coppia francese, turisti arrivati dalle Puglie, dalle Calabrie, persino un pulman dall’Abruzzo. La location più gettonata: il palazzo di Erode, con le ballerine che danzavano al ritmo di musica orientale. Il vescovo Nolé dopo la messa ha ricordato suor Pacifica scomparsa in aprile. Ha ringraziato suor Celeste e la novizia Maria Cesareo, che tengono pulita e decorosa la chiesa in Rabatana. Ci sono stati anche due suonatori di cornamuse, arrivati da Montesano (Sa) e Moliterno (Pz). Una folla impressionante ha assistito all’arrivo dei Re Magi al palazzo di Erode. Macchinette fotografiche in quantità industriali. C’era il fotografo Pino Galeazzo che ha effettuato le riprese video per realizzare un DVD. Impressioni di alcuni ospiti: “E’ bello perché c’è la riscoperta del paese antico”. Anche le vecchiette over 80 sono arrivate visitare la Rabatana abitata per due giorni da Palestinesi. Alla fine tutti si sono ritrovati in chiesa dove Ottomano ha comunicato agli attori di aver ricevuto i complimenti di tutti quelli che sono venuti. “Abbiamo dato l’esempio che noi tursitani sappiamo fare qualcosa” – ha concluso.
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